Villa Ruspoli, Sala rossa, Firenze
L’informazione sui processi penali non si avvale più solo dei media, ma delle piattaforme digitali. È un tassello del generale fenomeno della “disintermediazione”: mentre in precedenza la “verità”, anche quella processuale, era certificata da istituzioni– riviste scientifiche, media tradizionali con standard di responsabilità giornalistica, tribunali, centri di ricerca– ora è divulgata attraverso le grandi piattaforme digitali, il cui standard di verità è modellato sul numero di condivisioni ottenute da un particolare post. Gli algoritmi indirizzano le persone verso fonti che non sarebbero mai state prese sul serio in passato, premiano il sensazionalismo, i contenuti dirompenti. Di qui l’accento quasi sempre colpevolista delle informazioni giudiziarie o il dito puntato sui presunti errori degli investigatori o sull’ingiustizia delle decisioni, ritenute mai adeguate a placare le istanze vendicative. Segue la distanza sempre più marcata tra giurisdizione e cittadini, tra pubblicità del processo e i suoi destinatari, cause insieme di sfiducia nelle istituzioni e di gravi ferite per la democrazia. La posta in gioco è altissima: si rischia la delegittimazione– se non l’esautoramento – della giustizia istituzionale. Occorre, da parte dei giuristi, ideare efficaci antidoti alle derive descritte, a partire dall’imprescindibile confronto con le scienze tecnologico-digitali e gli organi di stampa, per approdare a forme comunicative adeguate alla contemporaneità.
Evento organizzato con il contributo del Progetto di Eccellenza 2023-2027 del DSG UniFI